Itinerario Archeologico

Le La ricchezza del territorio di Melendugno non è fatta solo di mare. Tra i resti di Roca Vecchia, i Dolmen millenari e le numerose incisioni disseminate nelle grotte, questo percorso porta ad immergersi nell’antichità e nella storia di questa terra, con il privilegio di poter visitare alcuni dei siti di maggiore interesse archeologico nazionale.

1. Il parco archeologico di Roca

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Elemento sicuramente prestigioso del patrimonio culturale di Melendugno è l’area archeologica di Roca Vecchia. Gioiello del Salento, testimonianza di epoche lontanissime che nei millenni si sono stratificate nelle rocce. Questi resti ci parlano del II millennio a.C., dell’età del Bronzo nella quale fu edificato un monumentale muro di fortificazione, che stupisce ancora oggi nel panorama italiano per la complessità del progetto e la sapienza tecnologica raggiunta nell’utilizzo del legno e della pietra.

Frequentato anche durante tutta l’età del Ferro, questo sito ritrovò però un nuovo splendore durante l’epoca medievale, quando divenne una vera e propria cittadella grazie a Gualtiero IV di Brienne, conte di Lecce. Durante i percorsi di visita disponibili oggi, si può passeggiare tra gli antichi resti delle strade, immaginare le case che le costeggiavano e le piazze nelle quali si svolgeva la vita della comunità.

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Il momento cruciale che segnò il declino di questo territorio fu l’arrivo dei Turchi. Nel 1480 Roca Vecchia fu saccheggiata e divenne addirittura la base operativa per sferrare attacchi alla città di Otranto.

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I preziosi resti che possiamo ammirare oggi nell’area archeologica ci raccontano questo intreccio di vicende millenarie, facendoci sentire un po’ di quel contatto con il passato e con la terra che in epoca contemporanea è sempre più importante preservare.

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2. I dolmen di Melendugno: la storia scritta nelle pietre.

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Come testimoni di millenni passati, i due Dolmen di Melendugno ci ricordano la più antica storia di queste terre. Appena fuori dal centro abitato, immersi nella suggestiva cornice della campagna salentina, i dolmen Placa e Gurgulante danno un sapore di preistoria a quel paesaggio già ricco di ulivi maestosi

Monumenti megalitici risalenti all’età del Bronzo, destinati a scopi funerari o religiosi, vennero eretti piantando grandi pietre nel terreno a modo di pareti e coprendole con un lastrone, così da formare una camera sepolcrale.

Il dolmen Placa si raggiunge percorrendo la strada provinciale Melendugno-Calimera. Dopo circa due chilometri si svolta a sinistra e si prosegue sulla strada sterrata che si inoltra nella campagna fino a ché in un oliveto a destra, si avvista il megalite. Per visitare il dolmen Gurgulante bisogna uscire da Melendugno, sulla strada che porta a Calimera, e procedere per circa 700 metri. In prossimità di un basso muro di recinzione di mattoni di cemento si prosegue a piedi nella campagna a destra. Dopo circa 150 metri, sulla sinistra, si avvista il megalite nell’oliveto.

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Posti speciali come questi hanno un forte elemento magico, legato alla meraviglia che suscita negli uomini moderni il contatto con le proprie origini. Conservatisi straordinariamente, sopravvivendo alla storia, oggi sono fonte di informazioni preziose, ma non solo. Stimolano la fantasia umana, che qui si nutre immaginando leggende e racconti dal sapore fantastico.

3. Incisioni rupestri

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Per ammirare alcuni esempi  di iscrizioni rupestri presenti sul territorio, si può scegliere di visitare la Grotta di S. Cristoforo, situata presso punta Matarico a Torre dell’Orso. Intitolata al martire cristiano, divenne nei secoli un luogo di culto per varie religioni, come testimoniano le iscrizioni greche, latine e cristiane lasciate da piloti, capitani, mercanti e viaggiatori. O, ancora, un altro luogo religioso, questa volta frequentato dai monaci basiliani stanziatisi in questa zona, è la Grotta del Brunese che si presenta ricca di antiche croci greche, principale espressione del culto bizantino che si era diffuso.

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Le incisioni nella Grotta di San Cristoforo

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Ben più nota come meta turistica, invece, è la Grotta della Poesia. Non tutti sanno che questa famosa piscina naturale ha forgiato l’identità delle antiche comunità insediatesi a Roca per quasi due millenni, costituendo un santuario fortemente attrattivo nelle rotte di attraversamento dell’egeo verso l’adriatico meridionale.  Le sue cavità ci regalano testimonianza della presenza umana nei secoli passati attraverso le migliaia di figurazioni incise ed inscrizioni in lingua messapica, greca e latina, che rappresentano ai giorni nostri un patrimonio di eccezionale interesse linguistico.

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