Itinerario Paesaggio

La natura ha concesso in custodia al territorio di Melendugno un paesaggio dalle diverse conformazioni, tutte da ammirare in silenzio per capire l’azione e l’intervento dei fenomeni che l’hanno plasmato. La grande bellezza, come molti di voi staranno pensando, però non si ferma alle spiagge e al mare limpido.

Il territorio di Melendugno nasconde panorami mozzafiato e siti incontaminati dove immergersi nel verde della natura, ma non solo… Scopriamoli insieme!

1. Impianto di fitodepurazione

Può un depuratore essere pienamente integrato con la natura incontaminata, anzi essere addirittura un’iniziativa di rimboschimento e cura della biodiversità? A Melendugno si può con la fitodepurazione.

Ma cosa intendiamo con questo procedimento? La fitodepurazione è un processo autodepurativo che avviene nelle zone umide naturali – ecosistemi ad elevata produttività biologica – in grado di abbattere il carico organico degli inquinanti.

Scopriamo ora come si svolge questo procedimento tutto naturale, che si divide in due fasi: la vera e propria fitodepurazione e il lagunaggio, processi da non intendere come compartimenti stagni, visto il flusso costante che i canali dell’impianto assicurano all’acqua.

Il primo stadio parte dal ricevimento dell’acqua reflua, che staziona in un grande bacino riempito di piante: la canna mozza e la tifa eliminano dall’acqua le particelle nocive. La differenza sostanziale tra le due fasi è l’azione dei vegetali. Nei bacini di fitodepurazione le radici sono ben piantate sul fondo, al contrario, nel lagunaggio le piante sono poste a livello dell’acqua.

L’impianto di fitodepurazione ha avuto un’ottima ricaduta sugli equilibri biologici del luogo. I processi hanno permesso la nascita di specie diffuse in altre zone, come la lenticchia di mare “portata” nel Salento dagli uccelli migratori che, provenendo dall’Africa Settentrionale, fanno tappa nelle campagne melendugnesi.

Le acque depurate eccedenti alla re-immissione in circolo sono state poi utilizzate per irrigare un bosco che funge come una specie di “albergo” per queste specie, che di conseguenza costituiscono un habitat naturale unico e curioso che incrocia specie animali e vegetali locali e non.

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2. Isole Asce a Torre Specchia

La marina di Torre Specchia è il teatro della seconda tappa del nostro itinerario. Dirigetevi verso il mare e raggiungerete il centro di San Foca. Superato l’abitato, percorrendo la strada in direzione nord, è impossibile non notare la combinazione di tonalità lente e sinuose che presentano al pubblico la morfologia della costiera melendugnese, fatta di lunghi tratti sabbiosi alternati a costoni rocciosi che in alcuni punti degradano rapidamente verso il mare.

Visita le altre Torri Costiere di Melendugno: l’itinerario

Uno dei punti d’interesse più suggestivi di questa zona sono le cosiddette Isole Asce (dialetto di isole basse). Ciò che le rende singolari è la loro raggiungibilità. Gli isolotti, posti in una zona dove il mare raggiunge a malapena i 50-70 cm di altezza, si possono raggiungere anche a piedi.

Le Isole Asce viste oggi sono il risultato dell’erosione effettuata dal mare sulla costa melendugnese nel corso dei secoli. Questo fenomeno interessa tutte le località marine, da Torre Specchia a Torre Sant’Andrea. Un tempo la linea di costa era proprio la zona dove oggi si possono ammirare le Isole Asce.

3. Punto panoramico di Roca Vecchia

La terza tappa del percorso paesaggistico tocca la località di Roca Li Posti. L’area dove sorgono i resti della Torre di Roca Vecchia ospita un punto panoramico dove storia e natura s’incrociano e creano emozioni uniche.

L’antica torre cinquecentesca, posta su un isolotto naturale al di là del costone roccioso, presidia una piccola baia a basso fondale circondata da una serie di scogli che creano una sorta di piscina naturale, balneabile anche nei giorni di tramontana.

Ma prima di tuffarsi nel blu di questo sito singolare bisogna mettere da parte il cellulare – per le foto ci sarà tempo!- e scorgere ogni angolo e ogni roccia che colora il quadro che, come avevamo detto prima, risale all’antica storia e all’antica natura del Salento.

Le grotte naturali incastonate nella roccia custodiscono i resti dell’enorme castello di Roca sorto nel Rinascimento dopo la prima distruzione di Roca Vecchia.

La linea di costa così disegnata è intervallata da grandi e piccole insenature, ciò che resta dei porti messapici e romani dell’antica Roca Vecchia. Questa storia è rintracciabile anche nei toponimi coi quali i salentini riconoscono le località marine: con Portulignu s’intende il piccolo porto.

Scopri i segreti di Roca Vecchia nell’itinerario archeologico 

Ogni punto di questo paradiso conserva ciò che rimane delle mura, a tratti celate dagli scogli affioranti nelle zone oggi occupate dal mare.

Quali altri itinerari vi potranno assicurare tappe così dense di storia e bellezza naturalistica?

4. Punti panoramici a Torre dell’Orso

Anche la quarta tappa dell’itinerario paesaggio vi porterà a scoprire dei punti panoramici che resteranno indelebili nei vostri ricordi. Ci sposteremo a sud a Torre dell’Orso. Giunti nel luogo della movida notturna su Via Bellavista (mai nome più azzeccato!), è impossibile non girarsi verso il mare e ammirare a occhi spalancati la vista dell’ampia baia che si apre di fronte. Le panchine situate fronte mare allieteranno anche i più pigri.

L’altra estremità della baia di Torre dell’Orso è invece Punta Matarico. La zona, a picco sul mare, rappresenta la fine della pineta. Da lì potrete scorgere tutte le spigolature del faraglione delle Due Sorelle, l’autentico movimento della natura che rappresenta nel mondo le Marine di Melendugno.

Voglio scoprire la leggenda delle Due Sorelle

5. SIC di Torre dell’Orso

La conservazione di diversi habitat naturali è anche la mission della quinta tappa del nostro itinerario paesaggistico, in quel di Torre dell’Orso. La località balneare melendugnese ormai conosciuta a livello nazionale ospita nella sua incantevole baia ben 60 ettari di pineta, certificati dalla Comunità Europea come SIC, Sito d’importanza comunitaria.

La singolarità del bosco di Torre dell’Orso è la contemporanea presenza di due tipologie vegetative: la pineta costiera artificiale a Pino d’Aleppo e sottobosco a macchia mediterranea accompagnata, a ridosso del mare, dalla parte di costa rocciosa con un’interessante vegetazione pioniera di falesia dell’endemica Piantaggine di Groves e formazioni di macchia mediterranea.

Ma quali sono le specie tipiche della macchia mediterranea che incontrerete? Su tutte il lentisco, l’arbusto più comune della macchia mediterranea, il rampicante legnoso detto stracciabraghe, il ginepro, la singolare piantaggine di Groves (specie rupicola alofila rinvenuta soltanto nel Salento), il leccio, il mirto, la tamerice e tante altre piante.

Un’altra piccola porzione di biodiversità è assicurata dalla presenza del piccolo fiume dolce “Brunese”, un canale che sfocia in mare attraversando la pineta e che, nel suo corso, ospita fauna e zone umide.

Non è solamente la pineta l’ambiente prediletto per la fauna locale: le grotte costiere di Torre dell’Orso, unitamente al faraglione delle “Due Sorelle” ospitano particolari uccelli migratori.

Nel bosco di Torre dell’Orso è possibile calarsi in percorsi a piedi ed in bici alla scoperta di tutta la vegetazione che, nel corso degli anni, ha creato questo speciale habitat naturale da preservare.

Scopri le escursioni nella pineta di Torre dell’Orso

6. Pineta di Sant’Andrea

La sesta tappa dell’itinerario paesaggistico si svolge a Torre Sant’Andrea, la località dei giganti del mare, i faraglioni che impennano il panorama costiero delle Marine di Melendugno. Il villaggio, posizionato sulla piccola baia, precede un’estesa pineta raggiungibile percorrendo la salita posizionata alla destra delle grotte costiere che, alla vista sembrano chiudere e preservare la spiaggetta.

Un giro esplorativo nella pineta di Sant’Andrea, oltre ad un approccio più attivo e “avventuroso” del vostro soggiorno nelle marine di Melendugno, potrà portarvi alla ricerca di erbe commestibili, sparse tra la vegetazione del sito, e all’ammirazione di particolari tronchi d’alberi e pietre coperte di licheni.

I più sportivi potranno decidere di immergersi in questo percorso con scarpette da corsa, cronometro al polso e voglia di sudare. Per gli altri, camminata “easy” e polmoni ben aperti per godere al meglio del patrimonio naturale.

Ritornando verso il mare, si scoprirà che il patrimonio vegetativo di Torre Sant’Andrea non si ferma al bosco a ridosso del villaggio. Percorrendo le strade pietrose lungo il costone scoprirete sentieri che vi porteranno verso lembi di spiaggia dove ancora la natura incontaminata domina.

Voglio esplorare le spiagge nascoste di Torre Sant’Andrea

Oltre il blu del mare e le curve sinuose delineate da scogli e faraglioni a picco, il paesaggio vi riserverà in ogni angolo immense distese di macchia mediterranea. Sarà un peccato non cercare refrigerio e voglia di relax nel silenzio di questa località naturale tutta da scoprire!

7. Foresta Oritana a San Biagio

Lasciamoci ora alle spalle il mare e torniamo nell’entroterra. Il binomio storia antica del Salento-natura si ripete in località San Biagio, raggiungibile tramite la strada provinciale che collega Melendugno a Calimera.

La zona, dal punto di vista naturalistico, è caratterizzata dalla numerosa presenza di boschi di quercia della specie “llex”, ossia il leccio. Quest’albero, nel corso dei secoli, ha popolato la storica Foresta Oritana, immenso bosco che si estendeva da Oria (in provincia di Brindisi) al sud-Salento.

L’unicità di località San Biagio è quindi rappresentata dalla presenza evidente e ben curata dei segni del passaggio umano nelle varie epoche. La Foresta Oritana ha rappresentato per secoli una variabile importantissima, quasi vitale, per la gente del posto.

Per capirne la portata basti pensare che fino alla fine dell’Ottocento gli abitanti della vicina Calimera traevano la principale fonte di reddito dalla produzione del carbone, ricavato proprio dal legno delle querce.

Scopri tutti i segreti antichi di località San Biagio nel percorso costruzioni tradizionali

Il sito naturalistico pullula di patrimonio storico, religioso e archeologico  I muretti a secco che circondano e tagliano la foresta presentano le centuriazioni romane. Il tracciato stradale, infatti, era interessato dai traffici commerciali tra Lupiae (l’antica Lecce) e Otranto.

La natura d’incrocio di più strade si scopre anche nei sentieri medioevali. La zona di San Biagio ospitava uno degli snodi dell’importante arteria di collegamento tra l’Adriatico (Roca Vecchia) e lo Jonio (Nauna, l’attuale marina di Santa Caterina di Nardò). La strada, lasciata Roca Vecchia, attraversava Melendugno e, superata l’area di San Biagio, s’inerpicava per le serre salentine e poi proseguiva per Soleto fino a giungere a Nauna.

Quanti significati dietro la storica Foresta Oritana!


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