Itinerario Street Food

Il cibo da strada è una delle caratteristiche peculiari di tutto il territorio salentino. Anche a Melendugno, certamente, si trovano questi prodotti della tradizione con il vantaggio di poter passeggiare, osservare, stare all’aria aperta mentre si tiene in mano un pacchetto di taralli appena sfornati o uno dei famosi pasticciotti alla crema.

Ecco qui una serie di proposte per un itinerario all’insegna dei sapori che, allo stesso tempo, permette di godere delle bellezze dei borghi e della natura del territorio di Melendugno.

1. Il rustico

 

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Iniziamo il nostro itinerario con uno dei capisaldi dello street food: il rustico. Seppur misteriosa e non nota ai più, la sua prelibatezza conquista chiunque faccia tappa nel nostro territorio. Dal colore giallognolo, è colorato e decorato dalla contrapposizione del ripieno. Il suo sapore è caldo e avvolgente.

Così, si è pensato che l’idea di unire due dischi di pasta sfoglia dal diametro differente, 10 cm il disco inferiore e 12 quello superiore, con mozzarella, besciamella, pomodoro e noce moscata derivi dagli ambienti aristocratici.

Guai a pensare che il rustico sia, come altri piatti, figlio della povera cucina contadina salentina. Perché? Mozzarella e besciamella non erano di certo pietanze a disposizione delle classi meno abbienti. Il marchese Louis de Bèchameil, vissuto durante il Settecento, fu il “padre” del rustico.

Nel Salento, il rustico è uno stuzzichino serale o pomeridiano da passeggio quando non si ha tempo o voglia di sedere ai ristoranti, una vera prelibatezza a poco prezzo.

Attenzione però quando decidete di placare la fame con un rustico: va gustato ai limiti  dell’incandescenza. Occhio anche quando offrite un morso: lasciare la parte centrale ricca di ripieno potrebbe essere un delitto!

2. Il pasticciotto

 

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Impossibile non inserire tra le nostre proposte street food il dolce re del Salento: il pasticciotto. La sua storia è la favola di uno scarto che diventa re. Piccola torta di pastafrolla cotta al forno e ripiena di crema pasticcera, risale all’Ottocento.

A Galatina, padre Nicola Ascalone, per far fronte al continuo viavai di devoti in pellegrinaggio nel centro salentino per le festività di San Paolo, impastò dei resti di torta con un po’ di crema per poi metterli in un recipiente per la cottura.

Il risultato fu visivamente gradevole, con la forma di piccolo tortino tondeggiante ambrato e dorato dalle bruciature della cottura, divenne pian piano il dolce del Salento.

Sono molte le varianti del pasticciotto che nel tempo si sono venute a creare, per forma e per sapori. Esistono pasticciotti mignon venduti in forme ancor più piccole come veri e propri dolcetti, così come versioni molto più grandi, le cosiddette “torte pasticciotto”. In ogni caso, un mix di colori, odori e sensazioni che lascia nel palato il sapore unico del Salento.

3. Il caffé in ghiaccio

 

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Andare in un bar con un salentino fuori dal Salento può essere un’esperienza ludica, a tratti formativa, per chi ama il caffè e le sue varianti. Colpiti da una giornata afosa, o magari riscaldati dal primo sole della primavera, sentirete una richiesta a primo impatto ovvia e usuale“un caffè in ghiaccio, grazie”.

Bene, osservate il suo viso un attimo dopo quando il barman servirà la tazzina di caffè e poi avvicinerà lentamente, un cubetto di ghiaccio per poi lasciarlo tuffare nel nero della bevanda. “Non si fa così il caffè in ghiaccio”, dirà il cliente salentino aggrottando le ciglia con uno stupore che sfocia quasi in tristezza.

E da qui la partenza per l’ennesimo viaggio nel gusto del Salento, questa volta raffigurato da un bicchiere, preferibilmente largo, pieno di ghiaccio appena pescato dal freezer dove si andrà ad investire una cascata di caffè e latte di mandorla, la principale variante del “caffè in ghiaccio alla leccese”, ormai emulato dai più attenti osservatori.

Il caffè, versato ancora bollente, va gustato subito per non perdere l’aroma ed evitare l’annacquamento della bevanda, che così sarà l’incrocio tra il caldo abbraccio del caffè e il fresco del ghiaccio che rifocilla il corpo messo a dura prova dalla calura estiva. Versare un dito di latte di mandorla nel bicchiere ancora vuoto renderà l’esperienza del gusto profumata, intensa, ma non invadente per le papille gustative.

I cubetti di ghiaccio prima e il caffè alla fine daranno al bicchiere quel doppio colore, nero al centro e bianco in basso, che fa venire l’acquolina in bocca. I più esigenti, poi, potranno anche shakerare questo miscuglio tutto salentino per creare un approccio più denso e lungo dei due-tre sorsi che di norma servono per consumare il caffè in ghiaccio, una vera e propria cultura nel Tacco d’Italia.

4. Prodotti da forno

 

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Altra tappa obbligata di questo itinerario culinario è sicuramente costituita dai forni della zona ricchi di prodotti della tradizione.

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Si può fare una scorpacciata di taralli di vari gusti e mangiarli passeggiando, mentre si ci si gode la bellezza del territorio. Oppure assaggiare una tipologia di pane tipica del Salento, per la presenza di olive nere o, in versione ancora più elaborata, di pomodori, cipolle ed eventuali aggiunte: sono le “oliate” e i pizzi, che possono accompagnare un po’ tutti i pasti della giornata a seconda delle combinazioni.

Immancabili, tra i prodotti da degustare, quelli appartenenti alla categoria delle focacce, tra le quali spiccano per fama e prelibatezza la cosiddetta “pitta” di patate e la focaccia rustica, ripiena di cipolle, pomodori, capperi, olive ed ingredienti ulteriori secondo il gusto.

5. Altri dolci tipici

 

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Si aggiungono a questo itinerario alcuni esempi di dolci simbolo della tradizione, come i mustazzoli. Ricoperti di glassa marrone, sono friabili e morbidissimi tanto da sciogliersi in bocca. Sono presenti in tutte le feste patronali e nelle sagre, durante le quali si possono comprare presso i tipici camioncini di ambulanti.

L’origine della pietanza risale al mondo arabo. Come il pane arabo, i mustazzoli non sono lievitati. Come spesso succede nel Salento per tanti dolci, anche il mustazzolo è legato ad antichi usi tra religione e paganesimo.

Secondo la tradizione questi particolari biscotti potevano essere modellati in varie forme: per la tradizione cristiana forme di pesce e di uccello; per quella pagana forme di donna, serpente o lettere.

Durante questi eventi, ma non solo, un altro dolce tipico è la “cupeta”, un croccante di mandorle e caramello, variante del più diffuso torrone, che ancora oggi viene preparato per strada dagli storici copetari, che conservano gelosamente la ricetta di padre in figlio.

Voglio scoprire i sapori autentici di Melendugno nell’itinerario degustazioni

I piatti della tradizione salentina nell’itinerario cucina tipica


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