Vita da pescatore: come era strutturata una grotta costiera

I pescatori di San Foca, una volta finito il lavoro, non erano soliti tornare immediatamente nei loro paesi di provenienza, ma restano nelle grotte, ubicate a San Foca, Torre dell’Orso e Torre Sant’Andrea, che fungevano da deposito attrezzi e molto più.

insediamenti-rupestri-san-foca-07i-e-torreMa com’era strutturata la grotta? Ogni unità, al di là del fatto che servisse come deposito dell’attrezzatura idonea a praticare la pesca, è innanzitutto dotata di un camino con il fumaiolo visibile all’esterno.

Delle nicchie, posizionate in alto, poi venivano usate per depositare la lucerna o piccoli oggetti marinareschi. Per illuminare la grotta, oltre a lucerne e lumi a petrolio, si utilizzavano le candele di cera, adagiate sempre nella nicchia. Rara invece era la presenza di piccoli candelabri a sei fori, utilizzati a San Foca nelle grandi camere delle residenze.

Cavità ubicate più in basso, o basse basi squadrate ricavate nella roccia e sporgenti, erano invece i sedili (in vernacolo ssettaturi).

Nelle grotte, a maggior ragione per il posizionamento delle cavità, il tavolo era addossato al muro. Questo veniva detto ‘mpoggiaturu perché è utilizzato sia per mangiare sia per posizionare qualsiasi oggetto.

Di ritorno dalle battute di pesca, infatti, i marinai di San Foca amavano cucinare il brodo di pesce alla marinara, secondo il metodo segreto che essi conoscevano, annaffiando il palato con il vino conservato nei contenitori di terracotta, detti ‘mmili.

Nella grotta non mancavano i letti, composti da una coppia di piedi in ferro avanti sulla parte superiore un’asse orizzontale uncinata e aventi come base due o tre tavole di legno dove si poggiava il materasso (noto dialettalmente come saccune) fatto di tela riempita con foglie secche che si ricavavano dall’essiccamento delle pannocchie di granturco.

“Lu saccune” però era un letto di lusso! Fino alla prima metà del novecento, infatti, chi aveva la possibilità di dormire su un letto di foglie doveva considerarsi fortunato. Le persone meno agiate invece riempivano il sacco con paglia giallognola scura oppure con il cacchiame ricavato dai residui dell’orzo. Questi materiali, spesso, provocavano delle fastidiose allergie al corpo.

Questa cura maniacale nell’arredamento della grotta si giustifica dal fatto che d’estate quest’ultima non veniva utilizzata soltanto dal pescatore proprietario, bensì da tutta la famiglia che traslocava nella crutta per godere in qualche modo dell’aria estiva.


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